Messaggio dai nostri Amici di ATDAL Over40 – 1° Maggio 2013

ATDAL OVER40: Noi e i giornalisti

 Il quotidiano l’Avvenire pubblica oggi una intervista al sottoscritto e al nostro Consigliere Marco Sambruna (in allegato i due articoli).

Vorrei proporvi una breve analisi dei due articoli.

L’intervista a Marco che vive quotidianamente il dramma della disoccupazione e della ricerca di una possibilità di sopravvivenza, rende benissimo, a mio avviso, la sua drammatica situazione che sappiamo  comune a centinaia di migliaia di nostri connazionali.

L’articolo è ben fatto e la testimonianza resa in modo efficace secondo una tecnica collaudata da gran parte del nostro giornalismo televisivo e della carta stampata. La denuncia di una condizione di disagio, la testimonianza spesso drammatica è diventata, ormai da anni, il pezzo forte della professione del giornalismo.

Diverso il taglio dell’intervista al sottoscritto. Trenta minuti di conversazione telefonica si condensano in meno di una cartella dattilografata dove una serie di concetti vengono affastellati in qualche modo con una buona dose di approssimazione.

Di fatto la mia intervista ha il compito di fare da cerniera alle testimonianze pubblicate sulla stessa pagina come a dire “abbiamo intervistato le vittime ma anche la rappresentanza di una delle realtà di volontariato civile che cerca di occuparsi di loro”.

Ma senza dare troppo peso alle analisi, agli obiettivi che questa, come altre realtà della società civile, mettono in campo con impegno e in modo del tutto disinteressato.

Perché, per le analisi approfondite, per la ricerca dei rimedi, ammesso che la cosa possa interessare prima di tutto all’editore del giornale, ci sono i politici e una marea di esperti  ai quali viene riconosciuto il ruolo indiscutibile di detentori della conoscenza e della verità.

Politici e esperti, e tra questi includiamo anche economisti che si sono inventati lauree e master mai presi e, ciò nonostante, continuano a imperversare nelle televisioni, che per anni hanno sostenuto che la flessibilità (da leggersi precarietà) avrebbe aumentato l’occupazione, che le riforme previdenziali erano necessarie e sostanzialmente indolori, che togliere qualche diritto ad alcune categorie di lavoratori avrebbe permesso di estendere maggiori diritti a tutti gli altri. I risultati di queste ricette sono sotto gli occhi di tutti.

Contrariamente a quanto abbiamo avuto modo di verificare in altre occasioni, la giornalista che ha redatto i due articoli non è assolutamente in malafede (cosa invece rilevabile in molti suoi colleghi) e ritengo abbia svolto il suo compito con onestà.  Ma lo ha fatto nella logica che va per la maggiore, logica secondo la quale va bene raccogliere quattro parole dalla società civile ma le analisi, quelle serie e incontestabili, spettano agli addetti ai lavori, ai politici in primis.

Due esempi del “valore” e dell’impegno degli addetti ai lavori:

–        Mario Mauro, neo Ministro della Difesa, per anni europarlamentare di centro destra, uno dei 10 saggi nominati da Napolitano. Lo abbiamo incontrato anni fa a Milano in occasione di una scadenza elettorale europea. Ci ha dedicato un’ora, ha dimostrato interesse al tema della disoccupazione “matura”, ha promesso il suo impegno e, una volta rieletto, non ci risulta più pervenuto negli anni del suo presidio sugli scranni di Bruxelles.

–        Beatrice Lorenzin, neo Ministra della Salute. Un diploma scientifico, presidia per anni la segreteria del portavoce di Berlusconi, Bonaiuti, presente in una miriade di trasmissioni televisive, ottima parlantina, berlusconiana di ferro … una serie di competenze ottimali per occupare il Ministero della Salute in un paese dove da mesi si pubblicano ricerche secondo le quali un percentuale impressionante di cittadini rinuncia alle cure perché non può permettersi di pagare il ticket.

Ma sul fronte mediatico ben poche sono le voci critiche nei confronti del nuovo Governo. Prevalgono gli elogi alle competenze, all’abbassamento dell’età dei componenti, al senso di sacrificio dei Partiti nell’interesse della nazione, ecc.

Una sparuta pattuglia di giornalisti realmente indipendenti, ma anche tanti rappresentanti del Movimento 5 Stelle, denunciano da tempo la deriva del mondo dell’informazione e noi non possiamo che essere d’accordo con loro.

In Atdal, da sempre, viviamo il conflitto tra il desiderio di rifiutarci di partecipare allo show mediatico e la necessità di continuare a denunciare la condizione di chi viene volutamente ignorato e abbandonato a se stesso. E’ un equilibrio difficile e credo che voi che ci seguite da tanto tempo abbiate compreso che esistono notevoli differenze tra quanto dicono di noi o ci fanno dire.

Buon Primo Maggio

Armando Rinaldi

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