Lavoro: invisibili ma non perduti

Un articolo del ns/Socio Giuliano Sberna

Lavoro: invisibili ma non perduti

di Giuliano Sberna – 16 ottobre 2013 – http://www.pronews.it/2013/10/16/lavoro-invisibili-ma-non-perduti/

La lingua italiana si arricchisce di neologismi e nuovi modi di dire. Ci sono poi parole abusate, come “lavoro” ed espressioni nuove e di moda. Tra quest’ultime sento spesso“Generazione Perduta”.  Che proprio nuova non è visto che i primi ad utilizzarla si riferivano alla generazione che ha fatto la guerra. E come tutte le cose “nuove”, o rivisitate,  viene interpretata in modi diversi. Per qualcuno è la generazione dei giovani che si scontrano con una disoccupazione che li esclude, di fatto, dal mondo del lavoro; per altri è la generazione dei 35-40enni che, dopo aver vissuto una vita da precari, oggi ne vivono una da disoccupati e probabilmente ne vivranno una analoga anche domani. Secondo me questa dualità è piuttosto sterile: nel mondo del lavoro stiamo perdendo due generazioni che, insieme ne fanno una molto grossa e che va da coloro che hanno 20 anni fino a spingerci oltre i 40.

Eppure se si effettua una ricerca su Google e si digita “Lavoro giovani” si ottengono “Circa 32.700.000 risultati (0,23 secondi)”, mentre se si digita “Lavoro quarantenni” si ottengono “Circa 202.000 risultati (0,30 secondi)”

La differenza è enorme. E forse questo sposta più l’ago verso i vecchietti piuttosto che verso i giovani: i quarantenni non solo non trovano lavoro, ma vengono addirittura ignorati!

Non serviva Google per dimostrarlo: offerte di lavoro, datori di lavoro, agenzie interinali, politici, governo, spot elettorali parlano solo di lavoro per i giovani. Il motore di ricerca è solo lo specchio di tutto questo.

Oltre ai coinvolti direttamente,  si sono accorti di questa assenza di “attenzioni” anche i soci fondatori di due associazioni: L’ALP Over40 – Associazione Lavoratori Piemonte over 40 – e ATDAL di Milano. Queste associazioni operano entrambe a sostegno del lavoratori over 40, espulsi prematuramente dal ciclo produttivo, con iniziative tese a dare voce alla condizione di disagio di questa categoria di disoccupati / precari e a tutelarne i diritti anche con proposte di interventi legislativi in materia di ricollocazione, di difesa dei diritti previdenziali, di istituzione di strumenti di sostegno al reddito.

A Torino l’ALP ha sportelli in quattro circoscrizioni e circa 600 iscritti; organizza progetti di lavoro sociale che propone ad enti locali e privati. Ha un atteggiamento molto pratico e cerca di soddisfare direttamente la carenza di lavoro dei propri iscritti analizzando i CV dei soci per individuare competenze comuni. ATDAL è, al contrario, molto più teorica e colma idealmente le mancanze ideologiche di ALP. Pubblica articoli in appoggio al reddito minimo garantito, è strutturata in tutta Italia, si batte per l’estensione della qualifica di disoccupato, suggerisce “sanzioni atte a contrastare qualsiasi forma di discriminazione sia nelle offerte di lavoro che nello svolgimento delle attività lavorative”, revisioni dei contratti precari, tutele assuntive, misure di contrasto al lavoro nero.

Forse gli invisibili si stanno ritrovando, e seppure “troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per lavorare” si stanno dando da fare. Presto faranno breccia nel “cuore” di qualche segreteria o di qualche assessore in cerca di elettorato: una nuova opportunità per il “palazzo” di scendere fra la gente ed una nuova occasione per la gente di bussare al palazzo. Ci proviamo ancora e questo è bene.

 

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Gruppo di Lavoro 18/10/2013

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