Come ci si inventa un lavoro nell’Italia in crisi

Come ci si inventa un lavoro nell’Italia in crisi.

di Giuliana De Vivo – 3 Maggio 2013 – Corriere della Sera

Cos’è un “declutter”? E si può arrivare a fine mese coltivando orti urbani o decorando dolci? Andrea Sartori, dieci anni di comunicazione d’impresa alle spalle, oggi fa il consulente editoriale e il giornalista freelance in campo letterario. Il suo libro, “L’inventalavoro” è una mappa – «non esaustiva», precisa nell’introduzione – di nuove possibili professioni.

Un manuale pratico per orientarsi nel mondo della piccola auto-imprenditorialità, dove trovare spunti e magari farli propri. Duecento pagine in cui per ciascun profilo sono indicati competenze e strumenti necessari, ammontare dell’investimento iniziale, prospettive di entrate.

Con suggerimenti su corsi da frequentare, siti internet da tenere d’occhio, strategie “acchiappa-clienti”. Ed esempi concreti di chi, con quelle attività, si guadagna da vivere.

Alcuni di questi profili sono noti: il mediatore civile, il mistery shopper, l’organizzatore di eventi, i vari personal shopper/ trainer /chef, il wedding planner. Altri sono conseguenza dello sviluppo del web, dal blogger professionista al community manager, dal “segretario virtuale” al social media manager.

Oppure sono rivisitazioni in chiave moderna di antiche figure: come la tata professionista, il personal concierge o l’house sitter, che richiamano al vecchio maggiordomo. Molte attività a che vedere con la ricerca di un supporto mentale, un aiuto nel risolvere i problemi cominciando dal modo in cui li si affronta: così nascono il “consulente filosofico” («un facilitatore del ragionamento autonomo» che «aiuta il cliente a farsi le domande giuste e valutare le risposte») il life coach e il diet coach (che non si limita a prescrivere la dieta ma vi sprona a raggiungere l’obiettivo).

«Oggi – osserva Sartori – siamo spesso soli con le nostre decisioni. Da qui l’esigenza di stabilire legami d’aiuto, di cooperazione e condivisione, di cui queste professioni offrono l’esempio».

Ci sono anche mestieri talmente nuovi e bizzarri da non avere un nome in italiano, «spia del fatto- fa notare l’autore – che le definizioni di mercato non stanno sempre dietro alla realtà in divenire». Il declutter, ad esempio, è l’addetto ad organizzare gli spazi (la casa, l’ufficio) in modo efficiente, eliminando tutto quel superfluo che comporta perdite di tempo e dunque diseconomie.

Oppure l’home stager, che aiuta il proprietario a valorizzare una casa per favorirne la vendita: una forma raffinata di marketing immobiliare. Fino all’agricoltore di orti urbani, personal trainer della zappa sul balcone delle vostre case, o il cake decorator, un po’ cuoco e un po’ food stylist, perché le sue torte devono essere buone da mangiare ma anche scenografiche.

Ma siamo sicuri che, in questi tempi di crisi, ci sia qualcuno disposto a pagare, ad esempio, per un “etiquette coach” (insegnante del moderno galateo, adeguato a situazioni come un pranzo di lavoro in cui occorre bilanciare professionalità e convivialità, o l’invito su uno yatch di superlusso da parte del capo)?

«Ciascuno dei profili ha un suo mercato, anche se talvolta di nicchia. La figura dell’ “etiquette coach” può apparire un insulto di fronte alla drammatica situazione del lavoro, ma di fatto esiste un target privilegiato che non bada a spese», spiega Sartori. Che chiarisce il messaggio del libro:

«Spesso si sente dire “Non trovi lavoro? Bene, inventalo. Il libro non formula giudizi morali, inventarsi un lavoro è una delle strategie difensive che ci restano, non certo il cardine di una politica sociale. È il segnale che in tanti, anziché arrendersi a una situazione oggettivamente critica, si rimboccano le maniche». Ma – conclude l’autore – «i singoli non possono fare tutto da soli. Occorre che sul piano politico si formulino progetti efficaci».

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