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Disoccupazione, il lavoro poteva stancare chi ce lo aveva

Disoccupazione, il lavoro poteva stancare chi ce lo aveva

di Ivo Mej | 14 maggio 2017 | il Fatto Quotidiano.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/14/disoccupazione-il-lavoro-poteva-stancare-chi-ce-lo-aveva/3575084/

Il 1936 fu un anno fatidico, sotto molti aspetti: il 18 gennaio Joseph Rudyard Kipling morì di emorragia cerebrale dopo aver letto su un giornale la notizia della sua morte; a giugno Giovanni Agnelli senior presentò al mondo la Topolino; il 29 settembre nacque Silvio Berlusconi.

In quello stesso fatidico 1936 venne anche composta questa poesia:

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Era l’inizio di Lavorare stanca di Cesare Pavese, scritta quando il lavoro poteva ancora stancare chi ce lo aveva. Gli italiani allora erano quasi 43 milioni e a lavorare erano oltre 18 milioni e mezzo, a fronte di 460 mila disoccupati (dati archivio Istat).

Oggi in Italia, la situazione è molto cambiata, come certifica l’Istat. A parte l’inesistenza di poeti intensi come Pavese, la popolazione italiana è salita a quasi 61 milioni, dei quali a marzo risultavano occupati 22.870.000 contro 3.022.000 cittadini senza lavoro.

Per tornare al paragone storico, quello del 2017 è un incremento del 19% di occupati a fronte del 75% di disoccupati rispetto al 1936.

Il freddo dato statistico recita anche che gli occupati con più di 50 anni dall’anno scorso ad oggi sono saliti di ben 2 milioni e 700mila unità. Ormai sono oltre otto milioni: più del 35% del totale. È quasi ovvio che la disoccupazione giovanile non ne voglia sapere di scendere sotto al 35,2%: i padri sono obbligati a lavorare fino a 70 anni per contribuire all’Inps e i figli non li vuole assumere nessuno, soprattutto a tempo indeterminato.

La cosa che fa più impressione è che anche se lavora, oltre la metà di chi ha meno di 25 anni lo fa in modo precario. Tredici anni fa, i precari erano la metà di oggi. I nuovi schiavi sono marchiati Foodora, Deliveroo, Just eat, società che non hanno alcun pelo sullo stomaco a dichiarare che i loro business aumentano del 25% al mese. Non così i compensi per i loro giovani ‘cavalli’ in bici che a volte non arrivano a tre euro a consegna, senza neanche avere formalmente un rapporto di lavoro subordinato.

E qui veniamo a un grande problema che già pesa sul futuro del nostro paese. Questi lavoratori chissà se avranno mai una pensione e, se l’avranno, sarà misera. Inoltre, il frequente cambio di lavoro con tanti contratti saltuari sta creando un’erosione sistematica delle competenze. A maggior ragione, il non lavorare affatto. Una tragedia che sta trasformando eserciti di laureati in inutili titolati incompetenti.

L’oracolo dellOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nel 2013 decretava: “La riforma Fornero migliorerà la crescita della produttività e favorirà la creazione di posti di lavoro, grazie al nuovo articolo 18 che riduce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento”. E ancora non era arrivato il Jobs act di Renzi, che invece un risultato l’ha ottenuto: quello di fregare anche i padri. A marzo di quest’anno i disoccupati con più di 50 anni hanno superato il numero dei disoccupati fino a 24 anni. 567mila contro 524mila. Rispetto al 2016 sono 103 mila in più. Un successone.

Quella illusa Cassandra della Susanna Camusso e la Cgil tutta ripetono il mantra che potrebbe risolvere i problemi occupazionali e previdenziali dell’Italia e del mondo: “La parola d’ordine per uscire dalla crisi” è redistribuzione delle ricchezze.

Sarebbe indispensabile finanziare un forte welfare, con dentro magari anche un reddito di cittadinanza, introducendo per legge dei tetti (pure altissimi) ai guadagni personali e aziendali e destinare le eccedenze a chi ne ha più bisogno, se non vogliamo andare verso la sudamericanizzazione delle nostre società occidentali. Non sarebbe una patrimoniale, ma proprio un tetto alla ricchezza esagerata. Questione di morale, ma anche di saggezza.

Esagerazioni? Fate voi, ma intanto il budget per gli acquisti in Italia si è ridotto del 10%, ossia 50 euro in meno al mese per casa. Ormai le famiglie che devono scegliere il discount e impermercati per fare la spesa sono il 28,4%, mentre sono addirittura il 42,1% quelle a caccia di promozioni e di generi di primo prezzo. E quando si comincia a spendere meno persino per mangiare, vuol dire che qualcun altro sta mangiando veramente troppo.

Newsletter Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XV – Nr. 08 del 23 maggio 2017

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IN QUESTO NUMERO

Crollo dei redditi in Italia, -20% in 20 anni

BCE: In Eurolandia la disoccupazione è quasi il doppio delle stime ufficiali

Sicurezza sul lavoro, il Far West dei corsi di formazione tra enti non abilitati, patentini contraffatti e finti medici

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Newsletter Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XIV – Nr. 03 del 01 marzo 2016

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IN QUESTO NUMERO

– Pensioni di reversibilità 1: Pensioni, sulla reversibilità si gioca l’idea stessa di previdenza

– Pensioni di reversibilità 2: Poletti conferma il taglio delle pensioni di reversibilità

– Studio Bankitalia: Il lavoro riparte per gli incentivi e non per il Jobs Act

– Le slides che Renzi non vi farà vedere

– Sostenete con il vostro voto il nostro progetto “prezzemolo e dintorni”

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Newsletter Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XIV – Nr. 02 del 15 febbraio 2016

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IN QUESTO NUMERO

– ASDI 2016, il nuovo assegno di disoccupazione INPS: a chi spetta e come fare richiesta

– Boeri / 1. Le riforme che non propone

– Boeri / 2: Reddito per gli over55 ?

– Suicidi per crisi nel 2015

– Coppia si suicida in auto. Lei aveva 45 anni, lui 39

– La crisi è finita, sta finendo, forse si, forse no

– Un questionario per dire quello che pensiamo dell’Europa

– “Non ho l’età”: due libri e due autori a confronto su lavoro, precarietà e disoccupazione in età matura

– Una delegazione di ATDAL OVER40 Centro Sud in trasferta a Milano

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Come è cambiato il mercato del lavoro dopo il Jobs act

Come è cambiato il mercato del lavoro dopo il Jobs act

Col Jobs act i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti in modo netto, senza però un analogo aumento dei posti di lavoro. Questo dovrebbe comportare benefici su produttività e crescita. L’incognita è il comportamento dei datori di lavoro alla scadenza dei tre anni di decontribuzione.

di Tortuga | 21 gennaio 2016 | lavoce.info

http://www.lavoce.info/archives/39391/come-cambia-il-mercato-del-lavoro-dopo-il-jobs-act/

Il governo continua a sbandierare i successi del Jobs act, e addirittura la Cgil ha ammesso che punterebbe ad abolire solo alcuni punti del provvedimento e non la riforma del lavoro nella sua interezza. Tuttavia, sul fact-checking sulla legge c’è molta confusione. Quali aspetti del mondo del lavoro il Jobs act mira a cambiare? Quali sono i dati da considerare, i risultati da aspettarsi e le conclusioni da trarne?

Cosa dicono i numeri

Per capire cosa è effettivamente cambiato è utile considerare due aspetti: l’andamento delle assunzioni/licenziamenti (i cosiddetti flussi), e i livelli di occupazione, ossia quante persone lavorano o cercano lavoro (i cosiddetti stock). L’osservatorio Inps sul precariato ha pubblicato ieri i nuovi dati sulle assunzioni/licenziamenti. Come spiega Pietro Garibaldi, questi dati sono attendibili e completi, visto che l’Inps riporta direttamente i numeri dei contributi fiscali che riceve dai datori di lavoro. La linea blu riporta la somma delle nuove assunzioni a tempo indeterminato e delle trasformazioni, meno i licenziamenti. In altre parole, rappresenta quanti nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati firmati, meno quelli che sono stati stracciati, nei dodici mesi precedenti.

Grafico 1 – attivazioni e trasformazioni, al netto delle cessazioni (saldo tendenziale)

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Il trend è evidente: da febbraio 2015 si registra un’impennata del numero di nuovi contratti a tempo indeterminato, mentre quelli a tempo determinato e apprendistato diminuiscono. L’introduzione delle tutele crescenti e soprattutto della decontribuzione fiscale sulle nuove assunzioni stabili sembra abbia spinto finalmente i datori di lavoro ad utilizzare il tempo indeterminato.
Il secondo dato è invece fornito dall’Istat, nell’indagine mensile su occupati e disoccupati. Se prima si parlava di nuovi contratti, in questo caso si stima tramite campionamento il numero di persone che lavorano (gli occupati), quelle “attive” (la forza lavoro totale, ossia occupati e disoccupati) e quelle inattive (né occupati, né in cerca di lavoro). La percentuale di occupati rispetto al totale della popolazione cresce da dicembre 2014, tuttavia da metà 2015 diminuisce la percentuale di attivi. Questo significa che solo alcuni dei milioni di disoccupati della crisi sono tornati a lavorare, mentre gli altri si sono ritirati dalla forza lavoro. I posti di lavoro sono quindi aumentati solo lievemente, un aumento non per forza dovuto direttamente al Jobs act, ma che potrebbe essere legato alla congiuntura economica e ad altri fattori esterni, per esempio il basso prezzo del petrolio.

Grafico 2 – tasso di occupazione

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Quindi, il risultato principale della coppia Jobs act-decontribuzione è per il momento una massiccia virata sul tempo indeterminato, piuttosto che un boom di posti di lavoro. Un risultato sufficiente? Se il tempo indeterminato rimarrà la forma contrattuale centrale nei prossimi anni, le conseguenze positive su occupazione, produttività e crescita potrebbero effettivamente arrivare. Il contratto a tempo indeterminato potrebbe favorire, per esempio, l’investimento nella formazione del lavoratore oltre che consentire una maggiore stabilità economica alle famiglie.

Gli effetti del Jobs act nel lungo periodo

Dall’altro lato, bisogna tenere a mente che il tempo indeterminato che vediamo crescere nelle statistiche non è più quello di Checco Zalone. Infatti, con le nuove tutele crescenti, il rischio è che, allo scadere dei tre anni di decontribuzione, quando il tempo indeterminato diventerà di nuovo costoso per i datori di lavoro, le aziende tornino ad assumere a tempo determinato, liberandosi dei contratti a tempo indeterminato prima che le tutele “crescano” troppo.
Bisogna inoltre tenere a mente che, secondo i sostenitori del Jobs act, l’aumento delle assunzioni e delle cessazioni evidenziato dai dati rappresenterebbe un passo verso un sistema in cui il lavoratore può essere assunto e licenziato più facilmente, sulla scorta di ammortizzatori sociali rinforzati e delle cosiddette politiche attive. Le misure in merito contenute nel Jobs act, anche secondo alcune analisi Ocse, potrebbero favorire un aumento dei livelli di produttività e di occupazione nel lungo periodo.
Per un giudizio completo, quindi, bisogna ancora una volta aspettare i prossimi dati. Per il momento possiamo prevedere una nuova impennata dei contratti a tempo indeterminato nel mese di dicembre, l’ultimo mese utile per usufruire della decontribuzione piena. Di lì al 2018, con la progressiva uscita di scena degli incentivi sui nuovi assunti che già da gennaio scenderanno al 40 per cento, capiremo se la nostra economia sta effettivamente scommettendo sul tempo indeterminato, o se siamo di fronte a una bolla dovuta esclusivamente agli sgravi fiscali. La speranza del governo è che la ripresa si rinforzi nel frattempo, permettendo di consolidare i nuovi posti di lavoro, e magari di mantenere conveniente dal punto di vista fiscale il lavoro a tempo indeterminato. L’aumento dei nuovi contratti a tempo indeterminato è quindi un buon segno ma, più che cedere ai trionfalismi, bisognerebbe tenere alta la guardia: la scommessa sulla ripresa e sul riportare il lavoro stabile al centro deve ancora essere vinta.

Il Canavese – 20 gennaio 2016

“Decoro Urbano”, per aiutare i Disoccupati

di Davide Gotta – 20 gennaio 2016 – Il Canavese

IL CANAVESE 20-01-2016

Fiano Informa – Dicembre 2015

Dal notiziario dell’Amministrazione Comunale di Fiano Tor.se (To)

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Newsletter Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XIV – Nr. 01 del 18 gennaio 2016

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Anno XIV – Nr. 01 del 18 gennaio 2016

IN QUESTO NUMERO

Jobs Act, Ministero del Lavoro ha cambiato le regole. “E i disoccupati spariranno dalle statistiche”

Hai più di 30 anni ? Mi spiace: No garanzia lavoro

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In Italia 68 mila morti in più nel 2015 ?

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Newsletter – Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XIII – Nr. 23 del 20 dicembre 2015

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Pensionati italiani tra i più tassati d’Europa: 30% in più degli altri paesi

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Newsletter Atdal Over 40 Centro–Nord / ALP Over40 Piemonte – Anno XIII – Nr. 22 del 30 novembre 2015

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