Quattro scenari per l’occupazione

Quattro scenari per l’occupazione

Nel 2015 l’occupazione in Italia è cresciuta. Soprattutto sono aumentate le posizioni a tempo indeterminato. Merito anche della decontribuzione. Per il 2016 logico attendersi un consolidamento del livello raggiunto. Ma cosa succederà quando gli incentivi termineranno? Quattro possibili scenari.

di Bruno Anastasia | 19 febbraio 2016 | lavoce.info

http://www.lavoce.info/archives/39805/quattro-scenari-per-loccupazione/

Cresce l’occupazione

La recente pubblicazione da parte dell’Inps dei dati relativi ad assunzioni, trasformazioni e cessazioni deirapporti di lavoro consente di valutare con precisione le dinamiche dell’occupazione dipendente nel 2015 nel determinante aggregato costituito da industria e terziario privati (al netto del lavoro domestico). La prima evidenza netta è la crescita dell’occupazione. Già nei dati Istat/Rfl di dicembre emergeva nitida (per l’occupazione dipendente totale: +299mila la variazione tendenziale sui dati grezzi; +247mila il dato destagionalizzato); per Inps la variazione netta, corrispondente alla differenza tra le posizioni di lavoro in essere al 31 dicembre 2015 e quelle al 31 dicembre 2014, è pari a 606mila. Il segno è identico a quello dei dati Istat, la dimensione della crescita più marcata. La seconda evidenza, ancor più netta, è il ruolo esclusivo nella crescita delle posizioni di lavoro a tempo indeterminato aumentate di 764mila unità, mentre per l’insieme di apprendistato e lavoro a termine la variazione è negativa (-159mila). Anche per Istat la crescita dell’occupazione dipendente è attribuibile soprattutto al tempo indeterminato (+214mila la variazione tendenziale a dicembre nei dati grezzi, + 135mila nei dati destagionalizzati) ma a essa si associa anche la crescita degli occupati a termine (+ 85mila nei dati grezzi, + 113mila nei dati destagionalizzati). Si tratta, tra Inps e Istat, di differenze – dovrebbe essere fin inutile ripeterlo – insopprimibili (diverso universo di osservazione; diverso riferimento temporale) ma non inspiegabili, soprattutto se il confronto tra i risultati emergenti dalle diverse fonti viene contestualizzato con dati di medio periodo. Di sicuro, per l’universo osservato (vale a dire quasi tutto il settore privato: ai fini occupazionali si tratta della parte più consistente e determinante della struttura produttiva), i dati Inps sono assai solidi. Per due ragioni: la coerenza interna (la distribuzione della crescita tra settori, territori, tipologie di orario, qualifiche) e, soprattutto, la corrispondenza con quanto messo in luce da un’altra fonte amministrativa indipendente, vale a dire le comunicazioni obbligatorie delle imprese al ministero del Lavoro e ai centri per l’impiego (vedi i report trimestrali del network SeCo). Vale pochissimo, invece, l’argomentazione che contrappone le variazioni calcolate sulle teste (il numero di occupati in più o in meno) e le variazioni calcolate sui rapporti di lavoro. È vero che un occupato può essere titolare di più posizioni di lavoro, ma la variazione delle posizioni di lavoro a tempo indeterminato è spiegata solo marginalmente dalla variazione del numero di occupati con più posizioni di lavoro sempre a tempo indeterminato (è il caso dei doppi part-time). L’ordine di grandezza della crescita dell’occupazione a tempo indeterminato (posizioni di lavoro come pure occupati) – con il ruolo evidente dell’esonero (oltre il 60 per cento dei nuovi rapporti a tempo indeterminato) – è dunque da assumere in tutta la sua portata.

I quattro scenari

L’interrogativo ora è: cosa può accadere prossimamente al mercato del lavoro italiano dopo che le imprese hanno fatto il pieno di occupazione, ben oltre quanto i dati macroeconomici (Pil, aspettative, per esempio) possono spiegare? Appare logico attendersi per il 2016 sostanzialmente un consolidamento del livello raggiunto a fine 2015, che rappresenta un notevolissimo recupero rispetto alle perdite degli anni precedenti: è difficile – per quanto sperabile e necessario – immaginare, in un orizzonte annuale, ulteriori risultati. Mentre si ridurranno certamente i flussi, al netto di quelli dovuti a turnover di lavoratori, a nascita/morte di imprese, a sostituzioni, a stagionalità. In particolare, saranno influenti – e importanti da osservare, per gli effetti non solo sul 2016 ma su tutti i prossimi tre anni – i tassi di sopravvivenza dei rapporti di lavoro che nel 2015 hanno beneficiato dell’esonero. A questo riguardo il grafico 1 individua quattro possibili scenari alternativi.

1 – L’artificializzazione del mercato del lavoro (l’occupazione drogata). Si assume che tutti i rapporti esonerati sono nati e durano solo in funzione dell’esonero triennale. Sono dunque tutti ancora vivi a fine 2015, rimangono tali per il 2016 e il 2017, muoiono tutti nel 2018 man mano che raggiungono i tre anni di durata (complice, secondo alcuni, la disciplina dei licenziamenti innovata con il Jobs act). È uno scenario semplice, ma del tutto irrealistico, immaginabile da chi frequenta poco o distrattamente i dati analitici sul funzionamento del mercato del lavoro in Italia.
2 – Lo scenario “normale”: i tassi di sopravvivenza dei rapporti nati nel 2015 e beneficiari dell’esonero rimangono gli stessi osservati negli ultimi anni per l’insieme dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, come ricavabili ad esempio dalle elaborazioni realizzate da Veneto Lavoro sia su dati regionali (a partire dalla Misura 8/2008 in www.venetolavoro.it) che nazionali (di fonte ministero del Lavoro – Cico). In altre parole l’esonero ha fortemente aiutato la nascita di questi rapporti di lavoro per assunzioni o trasformazione, ma non ne modifica la speranza di vita. Sui livelli occupazionali si ripercuote solo il “salto” intervenuto nel 2015.
3 – Lo scenario “virtuoso”(incentivo al maggior utilizzo del capitale umano): l’esonero funziona come incentivo non solo alla nascita di rapporti a tempo indeterminato, ma anche all’aumento del loro mantenimento. Ciò si concretizza in tassi di mortalità inferiori a quelli “normali” lungo il triennio, che possono subire una modesta accelerazione con la fine dell’esonero, fino – al limite – ad avvicinarsi a quelli “normali”.
4 – Lo scenario “vizioso”: l’esonero funziona come nel caso precedente ma con la fine dell’esonero i tassi di mortalità accelerano vistosamente, fino a ridurre tutto il beneficio derivante dalla maggior natalità del 2015. Anastasia-660x431

Una combinazione tra gli scenari “b” e “c” appare, ragionevolmente, la più probabile. Potrà essere convalidata solo dal monitoraggio e dalla ricerca analitica attorno alle cause e agli effetti di quello che è stato un vero shock per la dinamica di assunzioni e trasformazioni, un grande esperimento da continuare a indagare.

Lascia un commento